Tuesday, March 2, 2010

Adesso l'amarone ha un suo DNA

Oggi leggendo un post su Vino 24 ho scoperto una cosa che forse vale la pena di scrivere su questo blog.
Beta amirina sintasi, strictosinidina, delta cadinene sintasi. Non è la formula magica detta da un mago ma alcuni nomi dei 415 geni che svelano i segreti dell’Amarone. Due studiosi dell'università di Verona dopo 3 anni di studi e dopo tutti i recenti progressi della ricerca sulle biotecnologie hanno scoperto il genoma della Corvina!

I due studiosi hanno lavorato al sequenziamento del genoma del Pinot nero dentro la Corvina che ha permesso di svelare il mistero dell’appassimento della bacca principe della Valpolicella, che permette a tutti noi di bere il famoso Amarone. Si tratta di una novità assoluta, la Corvina è infatti il primo vitigno autoctono al mondo a cui è stato sequenziato il DNA.

Massimo Delledonne e Mario Pezzotti, i 2 ricercatori del Centro di Genomica Funzionale dell’Università di Verona, hanno scoperto come la bacca di Corvina ha dei geni unici proprio nella fase di appassimento. Dalle sequenze del DNA prelevate (quasi 60 milioni), l’Università di Verona ha assemblato 479 geni fino a oggi sconosciuti alla comunità scientifica.

Oltre a tutto ciò è stata notata una minuscola inserzione che trasforma una sequenza inattiva in Pinot nero in un gene perfettamente funzionante in Corvina, gene che ben rappresenta la peculiare complessità del processo di maturazione di questo vitigno.

La ricerca ha inoltre scoperto che l’appassimento (fase in cui i viticoltori della zona fanno appassire le uve nei fruttai in collina per 3-4 mesi) non consiste in una semplice disidratazione, ma risulta essere un processo biologico molto articolato nel quale si attivano ben 415 geni, incaricati di fronteggiare lo stress di appassimento e di controllare la produzione di aromi responsabili del sapore e del bouquet dell’Amarone. Da qui, alcuni geni specifici conferiscono proprietà e aromi particolari al vino, come quello di liquirizia.

Una nota dolente però pervade questa grandiosa scoperta che aiuterebbe a tutelare questo vitigno, come sempre, La Cina!
La Cina sta facendo raccolta di genomi in giro per il mondo. L’obiettivo è chiaro: decodificare il genoma di un organismo significa comprenderne i segreti più profondi, porre le basi per la ricerca applicata, acquisire un vantaggio tecnologico e conoscitivo formidabile. Secondo i ricercatori, bisognerebbe incrementare l’attività di ricerca presso i centri di eccellenza e successivamente trovare le formule idonee per proteggere il DNA delle nostre tipicità.
Per l’Università di Verona, il business sull’agroalimentare è enorme, e una volta in possesso delle ‘chiavi’ della vita delle nostre produzioni, individuato il microclima ideale e adottato le nostre tecniche di produzione, per la Cina il passo verso la concorrenza diretta fatta con gli stessi prodotti del made in Italy è breve.

Che cosa succederà adesso?

Cina a parte, la ricerca, messa a disposizione del territorio e dei produttori veronesi, apre la strada a un approccio più innovativo nella gestione del prodotto in vigna e in cantina “L’obiettivo" - affermano i due ricercatori – "è consegnare alla realtà produttiva veronese e al suo territorio uno strumento utile per un’attività fondamentale del nostro made in Italy. Con questo strumento, ad esempio, sarà possibile monitorare l’attività del genoma nella sua interazione con l’ambiente e quindi di definire le condizioni ottimali per la coltivazione e la produzione di un’uva di qualità”

Speriamo quindi che riusciremo a difendere il nostro made in Italy e che questa grande scoperta riesca a difendere i nostri prodotti meglio di prima.

A presto ;)

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