Saturday, March 27, 2010

L'utilizzo della botte

C'era una volta un involucro fatto in legno di rovere dove il viticultore metteva il proprio vino alla fine della fermentazione alcolica per farlo riposare ed affinarlo in tutta tranquillità, l'involucro si chiamava botte e questo è quello che accadeva un tempo ai viticoltori italici.
C'era una volta in un'altra zona un altro viticoltore, che anzi, in questa zona lo chiamano vigneron, che utlizzava un simile involucro di rovere per affinare il proprio vino. l'involucro più piccolo dell'italiano si chiamava chiamava barrique e la zona dove venivano utilizzate queste tecniche e queste terminologie era la Francia.

Adesso voi penserete che sono diventato pazzo o che ho la sindrome di Peter pan e mi piace raccontare le storielle, bhé in effetti... :)

Ritorniamo a parlare di cose serie, parliamo dei due nostri produttori di vino, uno Italiano e l'altro Francese, dei loro nomi e dei nomi delle loro botti ma soprattutto di come si differenzia il lavoro e la tecnica di utilizzo della botte o della barrique. Fermo restando che le due cose sono pressoché le medesime anche se tecnicamente la barrique è una botte piccola (250l) che facilità l'ossigenazione del vino mi piacerebbe concentrare il focus su come vengono utilizzate, non su qual'è la loro principale utilità, che sappiamo tutti, ma qual'è l'utilizzo fatto da parte del cantiniere, ovvero che cosa si aspetta dalla barrique o dalla botte.

Anche se negli anni poi le due scuole si sono mischiate, e non è più molto facile come una volta suddividere l'utilizzo della botte/barrique dalla Francia all'Italia, vorrei per spiegare meglio suddividere questa azione in due scuole. La francese e l'italiana.

La scuola Francese, utilizza la barrique ovviamente come scopo principale ma soprattutto per dare aromi, e sapori al vino.

L'azione della botte che interagisce con il vino che racchiude, è una lotta tra il dare e l'avere, non si limita a racchiudere il vino e farlo riposare, ma gli da stoffa forza, potenza, tannino, colore e aroma di tostature e vaniglia, lo ossigena, perché dalle asciate e i pori fa passare l'ossigeno.
La botte invece necessità di umidità, ecco perché le cantine devono avere un alto tasso di umidità, per far si che la botte prenda la sua dose di umidità dall'esterno e non dall'interno.



Nel video qua sotto Leonardo Beconcini dell'azienda Pietro Beconcini, che incontreremo nuovamente tra due settimane a Verona per il Vinitaly, ci spiega l'utilizzo personale che fa della botte per i suoi vini, cercando il meno possibile di lasciare sentori e struttura tipici della botte sul vino, ma ben si utilizza la botte solo ed unicamente per affinarlo quanto basta per poi imbottigliarlo, per non tralasciare così l'impronta data in vigna al prodotto





Nella mia ricerca per questo post sono inciampato su una curiosità che forse può essere interessante.

Lo sapete da dove deriva il termine barricata?
Io non lo so sapevo, deriva dall'utilizzo delle barriques riempite con terra e detriti per creare barriere nelle strade durante la rivoluzione francese.
Preferisco però l'utilizzo che ne fanno i nostri amici vignaioli ;)



A presto ;)




4 comments:

  1. Grazie Jury!fantastico!una bella sorpresa questo video!
    Bisogna che faccia un appunto però: e non vogliamo parlare dell'uso che fa la sottoscritta delle barrique a termine vita?
    e quei bellissimo contenitori di fiori che ho in giardino non li nota nessuno?
    Un caro saluto!

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  2. Hai ragione, è vero! il riciclaggio :D

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  3. Molto importante il fatto di svolgere la ferm. Malolattica (ove prevista) nel legno piccolo o tornare in vasca. Il vino cambierà incredibilmente!!

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  4. Esatto! nel prossimo post che farò sul lavoro della botte e in cantina sarà un giusto appunto da fare!;)

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