Thursday, April 29, 2010

Il carattere dei vini secondo Curtaz

Ed ecco, finalmente ho un pò di tempo per inserire il post sulla degustazione con Federico Curtaz a Villa Bertelli di Forte dei Marmi della scorsa domenica che parlava del carattere dei vini.
Flysch, argille, calcari (e terre acide) sono stati i topic della degustazione che hanno visto tre tipi di vino a confronto e nel finale, proprio con il terzo vino, praticamente di casa, abbiamo assistito ad una piccola verticale. Adesso passo la palla ad Alessandro, di cui sentirete parlare molto spesso su Grappolo Rosso, che da buon appassionato ha preso un bel pò di appunti e che potete vedere nei video alla sinistra della visuale della mia fotocamera :)
A te la linea Alessandro!...

All’interno della manifestazione Forte divino si è svolta un’affascinate degustazione con una delle personalità più note e carismatiche nel mondo della viticoltura e dell’enologia italiana: Federico Curtaz.
“Il suolo è il protagonista del vino”. Esordisce così con il suo racconto-viaggio attraverso le numerose realtà e progetti che segue in giro per l’Italia da libero professionista dopo il lungo e formativo cammino come agronomo per l’azienda di Barbaresco di Angelo Gaja. Si resta colpiti dalla disponibilità e la passione che emana. Invita a conoscere i luoghi dove si fa il vino, visitarli, annusarli, assaggiarli. La terra, il territorio, l’ambiente sono il punto di partenza; la vite è lo strumento, l’uomo l’artefice ma pur sempre un ingranaggio del meccanismo e Curtaz ci tiene a sottolineare che non esistono verità assolute, solo sensazioni originali alle quali bisogna tornare.

SE, Tenuta di Fessina
La degustazione ha inizio con uno Chardonnay in purezza da vendemmia 2008 dell’ azienda Tenuta di Fessina, nuova sfida tutta siciliana insieme alla produttrice Silvia Maestrelli, nome in etichetta “SE”. Coltivato su depositi carbonatici nell’area di Calatafimi-Segesta (nota per il tempio) in provincia di Trapani.
Il terreno è uno strato di 40-50 cm di argille a coprire un deposito di carbonati bianchi come quelli delle Dolomiti e pugliesi. Lo Chardonnay vuole l’argilla, la polpa del terreno, pur sempre in un ambiente povero, giusto per le proprie esigenze. E’ vinificato in acciaio, senza apporto di legno, per 10-12 mesi sui lieviti, poi viene decantato e imbottigliato. Non è poderoso, grasso, barricato. Può andare avanti nel tempo grazie alla bella acidità. La raccolta si svolge a inizio settembre da un unico vigneto. Se ne producono 10-12.000 bottiglie circa.
Il Ph del terreno è 7, ci tiene a precisare Curtaz. Nocciola e burro fuso sono sentori caratteristici del varietale. Nel bicchiere si presenta di un bel vivace color giallo paglierino intenso, come intenso è al naso. Vino essenziale, fine ed elegante, consistente, caratterizzato da freschezza, fragranza del frutto a polpa gialla, di buona struttura, intensità e persistenza gustativa, morbidezza in equilibrio con la componente salino-minerale, pulito, dalla piacevolissima beva.

Vermentino, Az. Altavia
Flysch, termine di origine svizzero-tedesca, è intraducibile nella nostra lingua se non inteso come terreno sdrucciolevole, che si disfa, sottile; alternanza di marne e di sedimenti sabbiosi misti ad argille stratificati, ricchi di sostanze minerali e essenze vegetali che caratterizzano il ponente ligure e che si riscontrano nei vini come il secondo che andiamo ad assaggiare a base Vermentino e taglio di Viogner sempre 2008 dell’azienda Altavia nella zona di Arcagna (nota per il Rossese di Dolceacqua) in provincia di Imperia. Luogo magico, coltivazioni fino a 400 m sul livello del mare, territorio difficile, raccolta manuale, produzioni limitate a 6000 bottiglie circa. Fermentazione in acciaio e malolattica svolta. Non è un vino concentrato, un po’ meno intenso al naso rispetto al precedente, pur sempre dalla spiccata personalità e eleganza. Veste di colore giallo paglierino di buona intensità, cristallino; delicato al naso con sentori di frutta gialla, melone, frutta esotica, macchia mediterranea; corrispondente al palato si caratterizza per freschezza e mineralità gustativa, di buona struttura e equilibrio. Ci viene fatto osservare che è stato chiarificato non più di venti giorni fà.



Il Vermentino di Montepepe
Scenario suggestivo dalle sfumature del terreno color rosa al viola, con pietre bianche-grigie, sabbie: terre carbonatiche che si sono trasformate, si sono sciolte e sono diventate acide, o meglio, basiche-acide al limite della coltivazione, con Ph 5!. Questo è l’ambiente pedologico dove crescono il Vermentino e il Viogner dell’azienda Montepepe di Montignoso in provincia di Massa, siamo tornati in Toscana, in una verticale che ci apprestiamo a degustare delle annate 2008, 2007 e 2006. Qui la vite è al centro, al limite della sopravvivenza e da risultati straordinari. Prevalgono prepotenti i sentori di benzene, idrocarburi, come nei riesling della Mosella e del centro Europa. Vinificazione in acciaio, solo una bassa percentuale in tonneaux da 5hl. Spremitura soffice, decantazione, maturazione sui lieviti fino a maggio-giugno, filtrazione, imbottigliamento. Biotecnologie e lieviti
selezionati per 4-5 giorni max non inficiano, l’evoluzione del vino prende sempre il sopravvento. Sono decisamente vini dal carattere forte, complessi, con grande corredo acido, che non cambiano una volta aperti: vini da amatori educati al bere, sono dedicati a loro, evidenzia Curtaz. I vini si mostrano vivi nel bicchiere, lucenti dal colore giallo paglierino intenso brillante mano a mano che invecchiano. Dai profumi intensi agrumati, pompelmo, mix di erbe e macchia mediterranea, ginepro, pietra e tanto minerale! Il 2006 è più complesso, accattivante nelle note evolute terziari.



Chiudiamo la degustazione con un vino che sicuramente ci affascina e, ci salutiamo con una domanda a cui il tempo darà risposta: i lieviti sono le barrique di domani?

Alessandro (inviato speciale di Grappolo Rosso ;).

1 comment:

  1. Grazie mille, Alessandro, anche da parte di Federico! Buona giornata a te e Juri.

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