Monday, April 26, 2010

Incontro con Federico Curtaz


Dopo una domenica passata tra degustazioni di bianchi e bollicine a Villa Bertelli di Forte dei Marmi, dove abbiamo partecipato a Forte Divino ritrovando qualche vecchia conoscenza e partecipato ad una degustazione guidata da Federico Curtaz, della quale prossimamente avremo un post gentilmente offerto dall'amico Alessandro Zingoni :), abbiamo incontrato per un faccia a faccia proprio l'enologo Valdaostano ma piemontese di adozione Curtaz, il quale a chiamarlo enologo a mio avviso si ridimensiona l'uomo che ho incontrato.

Signori devo essere sincero, ad un certo punto della conversazione mi son sentito davanti ad un vero e proprio umanista del vino. Chi è nel settore o un semplice appassionato sicuramente conoscerà il Federico Curtaz dei 15 anni di Gaja, ma in questa intervista siamo voluti andare oltre a quello che ha fatto conoscere Federico in tutta italia e se non in tutto il mondo. Gli abbiamo chiesto qual'è stata la sua prima scuola di vino e lui, molto teneramente mi ha raccontato che il suo primo contatto con questo mondo lo ha avuto da piccolo quando sua nonna lo infilava dentro i tini per pulirli. Dopodiché arrivarono i tempi della scuola agraria dove poi divenne docente ma che subito dopo decise di partire con la sfida Gaja, fino al '97, l'anno in cui decise di abbandonare l'azienda piemontese per fare il consulente di molte aziende in tutto lo stivale contribuendo così a casi di successo che difficilmente possono essere elencati qua tutti da quanti sono. Una discussione piacevole, sfociata poi nel gran finale, parlando di Etna e della sua azienda Fessina dove porta avanti un progetto con l'amica Silvia Maestrelli. E a questo punto voglio citare una frase molto bella a mio avviso detta proprio da lui spiegando il perché si è voluto rimettere in gioco in un territorio non suo ma che gli crea sempre qualcosa dentro ogni volta che ci mette piede... "Sentivo come se per tutta la vita avessi preparato gli ingredienti per una grande cena, adesso li ho tutti intorno a me ed è giunto il momento di cucinare, non so ancora con precisione che piatto cucinare ma sento che è il momento di fare qualcosa di mio...". Per quanto riguarda Fessina mi sono fatto raccontare quali sono i vini che maggiormente lo rappresentano e lo caratterizzano, l'Erse perché come dice lui, è un doveroso ringraziamento alla semplicità di questa terra, l'Etna; ed il Musmeci un vino di assoluta aristocrazia e purezza, qualcuno lo ha definito addirittura un barolo siciliano. Sul suo sito c'è un'articolo uscito su un giornale che riporta come titolo "Federico Curtaz lo zingaro delle vigne" quindi, come direbbe qualcuno, la domanda nasce spontanea, che cosa crede di lasciare in ogni territorio dove lavora?, e lui con la potenza e la semplicità di chi sa veramente quello che dice mi ha risposto... "La sensibilità, perché la viticultura e l'enologia sono una questione di sensibilità e di equilibrio, la terra non la puoi cambiare e devi essere umile e capire qual'è il massimo che un territorio ti può dare". Un grandissimo incontro, una delle persone che se le incontri nel momento giusto rischi veramente che ti cambino la vita, umile come chi conosce la fatica ed il duro lavoro della vigna, ma forte e sicuro del suo bagaglio culturale e professionale che si porta dietro. Voglio chiudere questo post con una frase che mi ha detto e che mi ha colpito tantissimo, una frase che secondo me racchiude tutto ciò che di poetico c'è dietro ad un progetto o percorso di vita dettato dalla passione, parlando proprio della passione per quello che facciamo mi ha detto... "Voglio vivere sempre con la serietà di un bambino che gioca" che frase bellissima.

A presto... ;)

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