Monday, April 30, 2012

Keep Calm and Respect Poggio Argentiera

Non capita spesso di trovarsi in Maremma per un week end a dir poco ventoso, con amici a parlare di vino e di quello che potrebbe essere la Maremma per l'enologia Italiana. Già, non capita spesso ma per fortuna ci sono persone che permettono a piccoli rovistatori del mondo del vino come me, di farsi la propria idea su quello che può dare in più un territorio, rinomato ancora troppo per quel morellino a dir poco ciccione e che ha reso difficile nel tempo raccontare la Maremma come una zona dai vini fini e puliti... Bhé, quello che vi sto per raccontare sa poco di ciccione e tanto di succo d'uva e mi compiaccio con chi, come Poggio Argentiera è riuscito ad accorgersi che è importante farci bere vini sempre più puliti. Mi rendo conto che il mercato qualche anno fa chiedeva altro, e tutti noi ci siamo gongolati davanti a vini fatti di legno. Dopotutto il mondo del vino è un business che vale miliardi di € e sarebbe impossibile cambiare rotta se il mercato non lo richiedesse. La richiesta del mercato c'è stata e grazie al cielo ci sono aziende che si stanno rinnovando. Ma non voglio parlare di scelte aziendali, di business e di trend di mercato. Voglio parlare di vino, voglio parlare di persone e di quanto è vero che in Maremma è possibile fare un'altro vino. A dimostrare quando sto dicendo c'è un'azienda, Poggio Argentiera, capitanata da Gianpaolo Paglia, che posso tranquillamente definire l'ambasciatore della Maremma del vino nel mondo, è grazie a lui se oggi sono qua a raccontarvi un'altra Maremma.
E' grazie a persone come Gianpaolo Paglia e Antonio Camillo che ti rendi conto di tante cose, la semplicità e la voglia di fare le cose per bene prime fra tutte. E' facile innamorarsi del vignaiolo Corrado e di come lui coccola le sue viti, la semplicità di queste persone si trasmette poi nel vino e chi pensa il contrario è perché non si è mai fermato ad ascoltare quello che il vino sta cercando di raccontargli. Se cammini con Corrado, vignaiolo di Poggio Argentiera per lavoro ma prima di tutto per passione, tra le sue viti, ti rendi conto di quello che c'è dietro un vino semplice. Corrado ti spiegherà come riprendere una vite, e come ti devi comportare di fronte alle forze della natura, semplicemente, facendogli fare il loro corso. L'emozione più grande di quel Week End ventoso l'ho avuta in uno pseudo garage della casa di Corrado, dove ci ha ospitati e ci ha fatto assaggiare i suoi vini. Persone come lui sono il nostro cordone ombelicale con le nostre origini e che non dobbiamo mai dimenticare di avere.
Le origini e la voglia di fare quello che di buono veniva fatto nei tempi sembra essere il valore cruciale della nuova filosofia di Poggio Argentiera. Questa ossesione nello sperimentare e nel cercare le radici del vino ha portato Gianpaolo Paglia e Antonio Camillo a fare delle micro vinificazioni di vitigni ormai scomparsi e riscoperti proprio da loro grazie a degli studiosi del luogo. Interessantissimo è stato l'assaggio di quattro vitigni ripresi proprio nei terreni di Poggio Argentiera dove abbiamo esaminato le peculiarità di ognuno di loro.
Quattro vitigni a bacca rossa, che non conoscevo e ringrazio di cuore Poggio Argentiera per avermi dato la possibilità di assaggiare queste micro vinificazioni e che riassumo brevemente quanto scritto da me nel mio taste note. Procanico Note verdi al naso, una buona finezza in bocca, molto sale e buona acidità, con finale tenue. Nocchianello Sentori molto cipriosi, fiori freschi, rosa, un bel varietale aromatico. Una bocca molto più scomposta rispetto al primo. Buona la lunghezza e la persistenza. Verdello Frutto fresco, molto floreale. Bella la bocca con la sua acidità, bello il finale con una punta di mela che ripulisce la bocca. Interessante. Duropersico Un naso piuttosto etereo, un sentore molto minerale. Una bocca molto bella e rotonda, un bel tannino molto consistente. Bello il finale con la sua persistenza. Un bell'incontro da dove personalmente ho riportato a casa più coscenza delle potenzialità di un territorio come quello Maremmano, la consapevolezza che dietro a certi progetti ci sono persone che con passione portano avanti i loro ideali e che grazie a questi incontri si creano la possibilità di trasmettere quanto di vero e genuino c'è dentro una bottiglia. Bei vini e quel Ciliegiolo... vale veramente la pena di berlo!
Un grazie anche al grande Simone Morosi, che ha reso possibile questo incontro e che ogni volta che lo sento parlare di vino mi fa venire voglia di raccontare su questo blog le esperienze condivise in questi particolari incontri. A presto... ;)

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